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Chi è quella donna concentratissima con un ottimo gusto in fatto di scarpe, che scivola e saltella qua e là con la macchina fotografica in mano?

Chi è la persona che sta dietro l’obiettivo, che con il cuore traboccante d’emozione, gli occhi attenti ad ogni movimento, tanti dubbi esistenziali ma piena d’amore che dimentica tutto ad ogni singolo…CLIK?

Sono io!
Entro nelle vostre case e dispenso sorrisi ai vostri amici prima di andare in chiesa, scompaio in un angolo della camera da letto durante la vestizione, sono discreta e concentrata… e amo il vestito della sposa quando…fruscia!

Vi parlo un po’ di me perché voglio farmi conoscere da voi.
Voglio raccontarvi quali sono le cose per me importanti, i sentimenti che mi muovono e perché mi commuovo sempre quando vedo il padre della sposa piangere.
Perché la mia storia personale mi ha fatto diventare quella che sono, perché di un fotografo, oltre che le competenze tecniche, è bene valutare anche la sensibilità, l’empatia, l’attenzione verso gli altri. Tutte cose che si coltivano con il tempo e l’esperienza, i rapporti interpersonali, i successi e i fallimenti.
Soprattutto per quanto mi riguarda sono caratteristiche che affondano le radici nei miei legami famigliari e nell’importanza ho sempre dato loro.
Dagli insegnamenti fondamentali che ho ricevuto, e dai conflitti inevitabili che ho imparato a gestire.
Ma cominciamo dai fondamentali: cominciamo da cosa mi piace e da cosa invece mi fa arrabbiare.

AMO:
I gatti, le Isole Greche, i vecchi film, camminare in montagna, il barbecue, i film (tutti: da Avengers a Stalker), la perfezione di un fiore, le serie tv (ma solo quelle belle!), l’amaca, l’eleganza innata, il rock anni ’90, lavorare.
Le croste del formaggio nella zuppa, sciare, la barca a vela, dipingere cose in casa, le officine (si, anche quella del meccanico), le persone con un atteggiamento non-violento, fare yoga.
Amo viaggiare, anche se non lo faccio più quanto vorrei.
Leggere: infatti ho sempre troppi libri sul comodino, tutti di carta.
Fare giardinaggio: quando sono con le mani nella terra dimentico qualsiasi problema.

ODIO:
La rucola, l’artificiosità, cucinare, le incomprensioni, sentirmi in gabbia, il cattivo gusto (soprattutto nei rapporti interpersonali e nelle fotografie), le erbacce nel mio giardino (vere e metaforiche).
L’arroganza e le persone che sminuiscono gli altri.
Truccarmi: infatti lo faccio solo quando lavoro, ufficialmente perché il cotone per struccarsi è antiecologico, ma la verità è che… sono pigra.

Testimonianze incontrovertibili dell’innata (o indotta?) propensione alla fotografia

Sono sposata con Stefano, che ama i fumetti (mentre io li odio) e che odia la montagna (mentre io la amo). Abbiamo fatto finta di niente e ci siamo concentrati sulle cose che abbiamo in comune: guardiamo tanti film e ci piace la pizza.

Autoritratto matrimoniale, 2015.

Ho avuto un’infanzia felice, circondata da una famiglia amorevole, con papà che scattava tantissime fotografie.
Ricordo la vecchia borsa nera con dentro tutti quegli oggetti preziosi che non potevo toccare, ricordo il teleobbiettivo pesante che trattava come se fosse un figlio e la vecchia Canon che ci ha permesso di raccogliere tutti i nostri momenti preziosi e custodirli fino ad oggi negli album che considero il mio più grande tesoro.
E ricordo l’odore che accompagnava la proiezione delle diapositive in salotto tutti insieme, dopo le vacanze.
Era l’odore del telo su cui venivano proiettate, della plastica arrotolata in cantina. Ricordo la felicità nel rivedere i nostri faccioni sulla tela, proiettati grandi, e commentare insieme le fotografie in cui eravamo più belli o quelle che facevano più ridere, i posti belli dove eravamo stati e i momenti più importanti della nostra estate.

L’amore per l’amaca viene da qui.

Il bisogno di scattare fotografie e collezionare i ricordi più belli è sempre stata un’ossessione: è cominciata da piccola con le foto di famiglia ed è proseguita negli anni dell’adolescenza: nelle gite scolastiche ero sempre in prima fila a scattare rullini su rullini, fino a quando finalmente ho potuto acquistare la mia prima reflex (analogica! quella digitale al tempo costava troppo).

Io, estate 1980. Io, estate 2019.
Ci sono oggetti che rimandano a un universo passato, in cui io c’ero, ma ero di dimensioni e con abitudini differenti: rimangono, in fondo all’armadio, lavaggio dopo lavaggio, un po’ scoloriti ma fedeli, utili, ancora affidabili nello svolgere il loro umile, indefesso compito.
39 anni di onorato servizio, riscoperto grazie a una fotografia.

Ho frequentato il Liceo Artistico e poi mi sono laureata in Architettura, ho cominciato a lavorare come libera professionista dopo poco.
Appena ho incassato la prima fattura come architetto sono corsa a comprare una reflex digitale, una delle ultime macchine analogiche in produzione.
Al ritorno dal viaggio di nozze ho vissuto un momento di crisi, sono caduta in una specie di tombino buio e profondo che mi ha portata a prendere decisioni sbagliate.
Avevo realizzato che il percorso cominciato con entusiasmo dopo il Liceo era finito nello studio asettico di un palazzinaro, e che il lavoro nell’edilizia non mi avrebbe mai portato una vera realizzazione.
Sentivo il bisogno, urgente come l’aria, di esprimere il mio amore per la bellezza e la voglia di incontrare persone belle con una storia da raccontare.

Nel periodo più nero ho scorto una piccola, debole fiammella, e ho creduto che fosse il sole.
Ho immaginato che per trovare la mia strada dovessi abbandonare me stessa, ascoltare la mia parte meno ambiziosa, più realista, quella che urlava “sono io quella concreta, ascoltami!!”, ma che alla fine si è rivelata solo molto ingenua.

Sono riuscita a mettermi in salvo dall’esperienza infernale in cui mi ero cacciata grazie a una persona che considero il mio salvatore, anche se lui probabilmente non lo sa, che mi ha detto poche, semplici parole: “devi volere una cosa con tutta te stessa e agire con in mente solo e costantemente l’obiettivo”.
Ci sono degli stratagemmi, delle frasi, dei mantra che, assimilati al momento giusto, ci salvano la vita: sarò sempre grata a questa persona, perché ha salvato la mia.

Un’improbabile me ventenne che cerca di destreggiarsi tra piatti, tom, cassa e microfono. Il senso del ritmo c’era, l’attitudine a un look da popstar senza averne i mezzi anche.

A proposito di mantra… una delle cose che ricordo con maggior tenerezza è una cosa che mi diceva papà, che da quando sono piccola mi ha ripetuto senza sosta: bisogna sempre ragionare con la propria testa.
L’uomo che mi stringe nella fotografia qua sotto è stato il mio eroe per molti anni, poi è diventato uno sconosciuto da proteggere, poi il mio più acerrimo nemico, poi il sostenitore numero uno e aiutante infaticabile.
Da piccola per spiegarmi cos’è l’amore mi raccontava di due persone che per dividersi una mela dovevano aspettarsi a vicenda, per essere sicuri di averne mangiata esattamente metà per uno.
Se non ho mai reputato un limite il fatto di essere una donna, lo devo a lui.
Se ho pensato di poter realizzare i miei sogni è perché lui prima di tutti ha creduto in me.
Famiglia è il luogo dove si forma l’idea del mondo, e di te stessa.

Ma ritorniamo a quel momento preciso: quello in cui ho capito che non potevo più aspettare per cominciare a fare ciò che mi rendeva veramente felice: lavorare per aiutare le persone a ricordare la bellezza.
Scovare la bellezza, anche quella nascosta nella vita di tutti i giorni, per raccontare storie.
Era arrivato il momento di crederci fino in fondo.
In quel momento ho incontrato sulla mia strada Giovanni, e con lui Studio Rainbow, e non sarò mai abbastanza grata di esserci stato, proprio quando ero pronta a cominciare a credere che a volte le cose accadono davvero, e spesso sono meglio di come le immaginavi.

Ma allora Studio Rainbow non è una tua creatura? Non l’hai fondato tu?
La risposta ve la do settimana prossima, quando vi racconterò la storia di Studio Rainbow…

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