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Anzi tutto volevo ringraziarti, chiunque tu sia, perchè se hai aperto questo articolo e stai leggendo le mie parole fai parte di quella rara umanità che nell’emergenza non perde la curiosità e la voglia di conoscere e di condividere.
(e se arrivate fino alla fine c’è un trucco per assicurarsi Good Karma!)
Questo tempo dilatato mi da l’occasione per parlare di cose a cui tengo , in maniera più approfondita: le macchine fotografiche che mi hanno accompagnato nella mia vita.

Parto con una premessa: la macchina fotografica è solo uno strumento, un mezzo per comunicare, esprimersi, fermare l’attimo, a seconda dei casi e delle motivazioni per cui noi facciamo fotografie..
Ma la storia dei mezzi con cui nel nostro percorso siamo stati in grado di farlo, è uno dei temi interessanti legati alla fotografia, perchè ci permette di vederla in termini di strumento-possibilità-risultato.

Cominciamo con… la mia prima macchina fotografica?
Mmmm… in realtà quello è solo un tassello intermedio, una tappa della storia.
Per andare bene alla radice devo per forza scavare nella mia memoria e ritrovare le fotografie che mi scattò mio padre, fin da quando ero bambina.
Era un appassionato foto-amatore, aveva una borsa di pelle nera, con attaccati degli adesivi turistici dei luoghi che aveva visitato.
Era vecchia, era molto rovinata. Aveva le cerniere che si chiudevano male. Era, a guardarla con gli occhi di una ragazzina degli anni 90…un contenitore brutto di tesori inestimabili.
Dentro si portava una Canon AT-1, un teleobbiettivo e un piccolo 50 mm fisso.

macchine fotografiche Canon AT1

Realizzava soprattutto diapositive, negli anni 70 era molto in voga trovarsi la sera, spegnere tutto e al buio guardare insieme le diapositive proiettate sul telo. Era un rito famigliare, una specie di cinema privato, in cui i protagonisti delle storie eravamo noi.
“Qua era quando….”
“Guarda che faccia che hai in questa”
“Ma cosa stavi facendo lì?!?!”
…le immagini erano grandi, luminose, spesso sporche di polvere e pelucchi, e nell’aria c’era quell’odore…misto muffa e materia plastica surriscaldata. Un profumo a cui ripensare con tenerezza e… un groppo in gola.

La mia prima macchinetta dicevamo, è una macchinetta automatica. Me la regalarono alla Cresima (o era la Comunione?). Era gialla. Potevi scegliere solo se impostarla per sole/nuvoloso/ombra/flash.

macchina analogica vintage gialla

Me la portavo in giro, in gita scolastica, facendo foto di tutti i miei compagni sull’autobus e sprecando soldi nello sviluppo di rullini pieni zeppi di brutte fotografie: ridicole (pensavo allora), preziose (credo adesso).

Intorno ai vent’anni ho fatto una vacanza con alcune amiche, ed è stata la prima volta che ho avuto tra le mani una macchina fotografica VERA.
Era quella del papà della mia amica Silvia. Era una reflex Canon (analogica), non ricordo che modello. Ai tempi volevamo fare le rockstar: avevamo preso un rullino in bianco e nero e ci atteggiavamo a ragazze maledette con la chitarra in mano.

Quando ero all’università c’è stata la rivoluzione digitale, e io mi sentivo la più sfigata di tutti perchè le prime macchine fotografiche digitali costavano cifre proibitive per una studentessa squattrinata quale ero io.

Però ad un certo punto accadde l’insperato: costava trecentomilalire, era una 3 megapixel, era completamente automatica. Era finalmente mia!
Me la sono portata dietro quando a 24 anni ho fatto una vacanza in cui dormivo in tenda in un campeggio sulla spiaggia in una nottata di burrasca, vento forte, pioggia copiosa. Ero sola, e terrorizzata. Ma lì ho imparato che la paura si può esorcizzare divertendosi, facendosi selfie [ante litteram] al buio con il flash.
Era il mio primo viaggio in solitaria, ma se ci ripenso ora… non mi sembrava di essere completamente sola.

vintage selfie

Avevo con me anche una delle ultime Canon analogiche che hanno prodotto, era una EOS 3000N, la usavo con un rullino in bianco e nero, perché anche io (maledetta ingenuità!) ero stata contagiata dall’infausta credenza che “se vuoi fare foto belle devi scattare in bianco e nero”.
In quegli anni la fotografia era ancora un passatempo, la sua unica utilità era fermare un attimo salvandolo dall’oblio.

Dopo la laurea sono partita per la Scozia, con una valigia, il bisogno di imparare l’inglese, la necessità di scappare per trovare la mia strada e una macchina fotografica con tanti rullini. Ho scattato tante foto a tutti gli amici di tutte le nazionalità con cui condividevo le giornate.
Lavoravo in un ristorante italiano e comunicavo a stento, ma sorridevo molto, perché quella sensazione di poter essere chi volevo era pura aria fresca.

macchine fotografiche vintage

Poi sono tornata e ho cominciato a lavorare, e con i primi stipendi…yuppi!
LA PRIMA REFLEX DIGITALE!!!

Era una Canon EOS 350D. Era…un sogno che si avverava!
A costo di far inorridire i puristi io devo proprio ammettere che è stato solo lì che ho imparato cosa volesse dire veramente far foto.
Perché?
Perché finalmente avevo in mano uno strumento che mi permetteva di provare, riprovare, SBAGLIARE quante volte volevo, riprovare ancora, fare foto assurde, sperimentare. Con qualità minima, ma -finalmente- impostazioni manuali!
E soprattutto, senza dover vendere un rene per comprare e sviluppare i rullini. W le macchine fotografiche digitali!

E così via, avanti di foto con teste tagliate, foglie secche e illuminazioni improbabili (che vergogna a ripensarci!), ma tant’è: alla fine continuando a provare (e facendo corsi su corsi, anche) ho capito cose che non avrei mai assimilato solo leggendole sui libri.
Sono un’empirista, che ci devo fare?

Da lì in successione di macchine fotografiche, una rapida escalation in termini di qualità / competenze / investimento economico mi hanno portato al set odierno di attrezzatura fotografica in mia dotazione, ovvero D800 e D750, con un parco obbiettivi piuttosto degno.

macchine fotografiche nikon

Un’ultima breve nota va alla macchinetta del mio nonno materno radiotelegrafista, una vecchia Ikon Nettar (obbiettivo Zeiss), con cui da qualche anno mi sto sbizzarrendo a realizzare scatti sperimentali nel mio tempo libero, che mi danno tanta soddisfazione.

macchine fotografica analogica

Tre dei quali, oggi, sono acquistabili nel sito di BrixiaProArt. Il ricavato per la vendita di beneficienza andrà all’iniziativa AiutiAMO Brescia, per raccogliere fondi per gli ospedali bresciani, che oggi versano in grave difficoltà.
Insieme alle mie fotografie ci sono quelle di 95 altri bravissimi colleghi bresciani.
Andateci a fare un giro, l’offerta minima è di 10 euro e in questo periodo DARE è tutto GOOD KARMA.

Grazie per essere arrivati fin qui, sul mio canale Instagram proseguo con le Wedding Stories della scorsa stagione, perchè continuare a diffondere bellezza è il mio compito, e ora più che mai ce n’è assoluto bisogno.
Un saluto e un abbraccio virtuale.

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